Quando il Festival di Sanremo 2026 entra in classe: musica, cultura e didattica al Liceo Musicale “G. Cassini”

L’entusiasmo che si respira in questi giorni è contagioso perché nasce dalla competenza. Il Liceo Musicale “Cassini” da sempre punto di riferimento per la formazione musicale nel territorio, rafforza il proprio ruolo di centro culturale attivo e connesso con le eccellenze locali. Nei giorni del Festival di Sanremo, la kermesse diventa materia di studio e concreta occasione di crescita professionale. Lo studente del Cassini non si limita a un semplice “mi piace”: analizza le melodie, studia le modulazioni e cerca di comprendere perché un brano riesca a emozionare il pubblico. Nei suoi occhi, mentre osserva il palco del Teatro Ariston, brilla un’emozione profonda: la proiezione. È l’atto potente con cui immagina se stesso su quel palco. Si figura la tensione del microfono, si vede dietro le quinte tra arrangiamenti e produzioni, oppure sogna di diventare critico musicale o tecnico del suono. Al Cassini non si studia soltanto la musica: si impara a viverla e a trasformarla in un’emozione destinata a restare, anche quando le luci del Festival si saranno spente. Quando incontra gli artisti dal vivo, ne ascolta la voce senza filtri e ne raccoglie i racconti di paure e fallimenti prima del successo, lo spartito si trasforma in una scelta di vita consapevole. Scopre così che dietro il palco dell’Ariston c’è la stessa disciplina che applica ogni giorno nelle ore di studio, di armonia e di composizione. Allo studente viene chiesto di raccontare il proprio rapporto passionale con le note. Egli confida che la musica gli strappa un sorriso nei momenti difficili: gli basta sedersi davanti a una tastiera o cantare per lasciare andare i pensieri negativi. Quando un brano lo colpisce, lo ascolta più volte per memorizzarne la melodia e comprendere quali emozioni abbiano accompagnato l’autore nella scrittura. Racconta anche che ascoltare la musica condivisa con il padre gli permette di rivivere ricordi preziosi, con una dolce nota di nostalgia. Per lui la musica non è soltanto una sequenza di note su uno spartito, ma la capacità di lasciarsi attraversare dalle emozioni. Brani come “Cosa conta davvero” di Nyte o “Gocce di parole” di Giorgia rappresentano il superamento della tecnica: momenti in cui la musica smette di essere materia di studio e diventa emozione pura, linguaggio capace di toccare le corde più profonde dell’anima. Nei suoi occhi si accende una luce nuova: la consapevolezza che il confine tra chi studia la musica e chi la vive professionalmente può essere attraversato. Il Festival di Sanremo 2026 non è soltanto una gara, ma la dimostrazione che la musica continua a essere il battito del cuore del Paese. Per lo studente del Cassini, il sogno non è un luogo lontano: è una strada che comincia proprio lì, tra i banchi di scuola.

                                                                                                               Francesca Petruccelli