Enrico Melozzi: la bacchetta che non dirige solo note

Il Maestro Enrico Melozzi ri-torna a vivere un’altra intensa esperienza sul prestigioso palco del Festival di Sanremo, in programma dal 24 al 28 febbraio 2026 al Teatro Ariston in Sanremo.

Per lui sarà un’edizione molto speciale: la decima partecipazione come direttore d’orchestra di una delle manifestazioni musicali più importanti d’Italia, un traguardo che lo colloca stabilmente tra i volti più riconoscibili e amati del Festival.

Enrico Melozzi non è un semplice maestro: è un violoncellista, compositore e arrangiatore dalla formazione classica che ha saputo contaminare la tradizione orchestrale con influenze contemporanee, rock e pop. Laureato in composizione e con una carriera che spazia dalla musica colta alle collaborazioni con artisti mainstream, il Maestro è noto per la sua energia, versatilità e capacità di portare l’orchestra nel cuore delle nuove generazioni.

La sua carriera sanremese iniziò nel 2012, dirigendo brani come quello di Noemi ‘Sono solo parole’, e da allora ha accompagnato sul palco dell’Ariston alcuni dei nomi più interessanti della scena musicale italiana: dai Pinguini Tattici Nucleari ad Achille Lauro, da Ghali ai Måneskin – con i quali ha anche contribuito alla vittoria del Festival 2021 con ‘Zitti e buoni’ grazie a una sapiente orchestrazione sulle loro chitarre elettriche e ritmi rock.

Nell’edizione 2026, il Maestro dirigerà l’orchestra per tre brani in gara, sposando generi diversi e mostrando ancora una volta la sua poliedricità artistica:

-‘Resta con me’ delle Bambole di Pezza

-‘Naturale’ di Leo Gassmann

-‘Nei mei Dm’ di Blind, in collaborazione con El Ma e il producer Soniko.

Queste scelte riflettono la sua capacità di muoversi agilmente tra pop, cantautorato e sonorità più urban, contribuendo all’interpretazione dei brani con un accompagnamento orchestrale che esalta l’identità di ciascun artista. È spesso associato alla figura di Peppe Vessicchio, storico direttore d’orchestra del Festival recentemente scomparso. Pur rifiutando etichette di “erede”, Melozzi ha più volte espresso grande rispetto per Vessicchio e la tradizione che rappresentava, sottolineando come la sua personale sfida sia piuttosto quella di difendere e rinnovare il linguaggio orchestrale nella musica contemporanea.

La sua presenza a Sanremo non è solo un ritorno formale: è la testimonianza di una carriera costruita sul dialogo tra il patrimonio musicale italiano e le nuove tendenze artistiche. Fuori dall’Ariston, il maestro continua a portare avanti progetti originali, come la Notte dei Serpenti, dove tradizione popolare e orchestra si incontrano in forme innovative, sottolineando la sua visione aperta e sperimentale della musica.

Con la sua decima direzione all’Ariston, il Maestro Melozzi conferma il suo ruolo centrale nel panorama musicale italiano, incarnando il legame tra la tradizione orchestrale e le sfumature più moderne della canzone d’autore. La sua bacchetta non dirige solo note, ma racconta storie e sonorità che parlano a generazioni diverse, rendendo Sanremo 2026 un’edizione da seguire con particolare attenzione.